Stefano Arienti
Capolini

a cura di Fabio Carnaghi e Yari Miele

Inaugurazione mercoledì 31 maggio 2017 h 18
fino al 26 giugno 2017 - visite su appuntamento
 

MARS ha il piacere di presentare “Capolini”, mostra personale di Stefano Arienti, a cura di Fabio Carnaghi e Yari Miele.

La mostra propone un ciclo di lavori mostrati in un’unica installazione appositamente pensata per lo spazio di MARS.

“Già nel 2012 nella mostra veneziana "Custodie vuote" a Palazzo Tito curata da Francesca Pasini si potevano percorrere due stanze, dove grandi fogli di carta da pacco portavano pitture a tempera rosse o colorate, quasi a tappezzare quegli ambienti.
La stessa cosa succedeva nel 2015 a Lugano con "Susino rosso" da Primopiano a cura di Norberto Ruggeri e Diego Cassina. E tuttora "Susino rosso" tiene compagnia ad una serie di proiezioni in una piccola sala della mostra "Antipolvere" in corso alla Galleria Civica di Modena a cura di Serena Goldoni e Daniele De Luigi.
Da alcuni anni l'appartamento di via Pacini a Milano contiene un estemporaneo atelier di pittura che ha fatto accumulare molti fogli, e solo una piccola selezione si è potuta vedere in pubblico in quelle tre occasioni che ho citato.
Questa volta fa capolino da Mars una raccolta più estesa e robusta di quelle carte, che continuo a far crescere e che spesso è materia anche per altri progetti in corso. Non uso i colori ad olio e neanche i pennelli su tela, ma materiali più poveri e strumenti apparentemente inadatti, spatole da stucco e pennellesse o altro... per fogli che ho usato per lo più per colorare la mia abitazione.” (Stefano Arienti)
 

Stefano Arienti è nato ad Asola (MN) nel 1961, vive e lavora a Milano.
Si è laureato in Agraria e si è formato frequentando lezioni di Corrado Levi al Politecnico di Milano e la Brown Boveri di Milano.
Nel panorama artistico nazionale ed internazionale è uno degli artisti più apprezzati, di recente ha esposto presso la Galleria Civica di Modena, la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, il MAXXI di Roma, Biennale di Istanbul.

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Un itinerario
di Fabio Carnaghi

Carte da pacco impilate in grandi risme hanno accompagnato una breve conversazione con Stefano Arienti nel suo atelier di pittura, un luogo abitato e popolato di strumenti per lo più incongrui rispetto ad una pratica pittorica convenzionale. La concisione di elementi semplici, minimi e appena necessari per un lavoro che si ripete, assume il carattere dinamico di un esercizio, di un automatismo, o meglio, di un’abitudine che non frequenta luoghi e stilemi attraverso una dichiarazione programmatica, ma nella libertà di segni e impressioni.

Carte da studio, lavori estemporanei che dialogano con coordinate spazio-temporali ovvero un tavolo da lavoro, la luce che si proietta a generare meridiani che registrano quell’attimo di un segno e di un gesto mantrico, autonomo, singolare. Le superfici sono taccuini, pagine fuori formato per una documentazione in folio.

Carte portatili nella cosmologia di uno spazio domestico, infranta da un salto nell’immaginario. Come in un deposito, quasi in un ripostiglio di giacenze, Capolini mostra un repertorio di forme, di tracce che affidano al colore il loro carattere primario: disegni veloci, sagome, frammenti di un diario, un carteggio, appunti sparsi aprono all’immaginazione già a partire dalla loro possibilità di consultazione, nell’atto stesso dello sfogliare cadenzato, reiterato, ipnotico.

Sembra di poter vivere una letteratura di viaggio.
Immagino questo florilegio tratto da un erbario, che ribadisce la scientificità botanica che il titolo ci consegna.

Vengono alla mente gli affascinanti viaggi dei pionieri botanici. Ed ecco da studi e letture avvincenti affiorare la tradizione dei Pentres du Jardin du Roi al seguito delle spedizioni di Luigi XIV e le calligrafie su velino approntate in luoghi esotici. La collezione di Velini del Re di Francia si arricchì di specie vegetali da territori sconosciuti grazie ai disegni in situ di Charles Plumier, che esplorò le Antille. In seguito, Claude Aubriet disegnò su tutto quello che trovò nella sua disponibilità in Asia Minore con stupore e qualche recriminazione al rientro in patria. Tavole botaniche, che poi divennero classificazioni, erano nate dall’istante dell’osservazione. E così in formule più o meno avventurose si susseguirono le gesta botaniche di Simmoneau in Spagna e Portogallo, quelle di Jossigny in Asia e molte altre al seguito dei botanici imbarcati verso le nuove terre.

Vorrei pensare che le carte da pacco di Capolini siano nate con lo stesso spirito pionieristico, con la stessa curiosità di una scoperta nei più vasti territori dell’inconscio.
 

Foto di Cosimo Filippini, 2017
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- Elena Bordignon, Capolini — Stefano Arienti, MARS, Milano
ATP DIARY, 11 giugno 2017

- Rossella Farinotti, Stefano Arienti – “Capolini”
ZERO Milano, 8 giugno 2017

- Capolini di Stefano Arienti su Arte e Critica City, giugno-agosto 2017, p. 15
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