LA DOPPIA ASSENZA /// DOPPELTE ABWESENHEIT /// LA DOUBLE ABSENCE
progetto a cura di Nicola Genovese

con:
Oppy De Bernardo
Georgette Maag
Aldo Mozzini
Sabine Troendle

Opening: 7 maggio 2014 ore 18.30
ore 19.30 performance di Georgette Maag
aperta fino all'8 giugno 2014 su appuntamento
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Sono nato qui in Padania, territorio ameno nel cuore del finto nord, perenne sud di qualcos'altro, tra capannoni sfitti, feste medievali, castelli di cartone, mura di cinta sgretolate e muffe grige.
Nei giorni scorsi hanno trovato a poche decine di chilometri da casa mia, un carro armato artigianale, più simile a un carro allegorico che a un effettivo mezzo militare. Doveva servire ad un azione di guerriglia per dimostrare allo stato italiano la volontà indipendendista del popolo veneto. L'identità come dice Francesco Remotti nel suo libro “L'ossessione identitaria” è un concetto pericoloso, l'anticamera di eventi passati nefasti ma è anche un principio necessario per dare dei confini e un senso ad un mondo che corre e cambia troppo velocemente. L'identità è assenza di mutamento, agli antipodi della nozione di alterità, vuol dire rimanere identici a se stessi e al proprio gruppo di riferimento nei secoli, ma anche necessità recondita, pulsione impriscindibile, l'urgenza del mito di C. G. Jung. Razza, religione, lingua, genere, moda, tutto può diventare fattore identitario. Si può costruire un'identità solo attraverso dei piatti tipici, trasformali in vessillo, anche se sono prodotti industriali fatti in un altro territorio e solo all'apparenza prodotti tradizionali. Il mito dell'originalità vive attraverso l'immagine fintamente arcaica, diventa prodotto per consumatori in preda a vuoti emozionali, in cerca dell'odore della torta della nonna, di quand'erano bambini.
Nonostante il titolo della mostra sia la citazione del titolo del libro di Abdelmalek Sayad non voglio parlare propriamente di immigrazione ma di paesaggi identitari, appropriazioni indebite e richiami ancestrali. La doppia assenza è il limbo in cui si trova la persona che lascia il suo paese d'origine e che non riesce ad integrarsi nel paese che sperava la accogliesse a braccia aperte ma, nella mia lettura, anche quella persona che sente di appartenere ad altri periodi storici o altre culture vivendo il disagio di una costante duplice inadeguatezza. Il limbo che potenzialmente purifica da bassi istinti patriotici o da sindromi di sapore Stendhaliano, amplifica poi la pulsione identitaria provocando la ricaduta in un'ennesima categoria del noi in contrapposizione ad un qualsivoglia voi.
Il progetto nasce dopo una residenza d'artista a Zurigo dove ho avuto la fortuna di conoscere artisti svizzeri che hanno delle affinità con il mio lavoro. Poi è nato il desiderio di curare una mostra dove il lavoro degli altri poteva diventare la continuazione della mia ricerca personale. La Svizzera penso sia il paradigma perfetto per sviluppare delle riflessioni sui confini identitari, tra multilinguismo, stereotipi sbiaditi e nuova immigrazione.
Il progetto espositivo mostra i singoli approcci al tema identitario, attraverso fotografia, scultura, performance e video. Ogni artista porta la sua riflessione sul binomio identità/alterità, tra ritorni alle origini e fughe oltreoceano, tra la necessità di avere delle radici ben salde nel territorio natio e la negazione totale della propria provenienza.
 

Oppy De Bernardo (Locarno 1970) espone invece un lavoro scultoreo, il calco di un cartello stradale che delimitava il quartiere italiano malfamato di Locarno. Oggi il quartiere è apparentemente perfettamente integrato con la città.

Georgette Maag (Zurigo 1955) espone un video girato nelle Alpi e una performance dove attraverso una rivisitazione dello Jodel dell'Appenzell, rielabora la tradizione svizzera più atavica.

Aldo Mozzini (Locarno 1956) espone delle serigrafie su cartone di pareti in granito di case del Ticino, intervallate con parolacce in dialetto ticinese. Insulti affettuosi detti dal nonno durante l'infanzia dell'artista in Ticino.

Sabine Troendle (Basilea 1971) espone una fotografia che fa parte di un lavoro più ampio sviluppato durante un lungo periodo in Texas. L'artista propone un autoscatto dove lei stessa vuole apparire come un cowboy.
Il Texas diventa luogo ideale e mitologico della metamorfosi.


Georgette Maag


Georgette Maag


Georgette Maag


Georgette Maag


Georgette Maag


Sabine Troendle Georgette Maag Aldo Mozzini


Sabine Troendle Oppy De Bernardo


Vista della mostra


Aldo Mozzini


Aldo Mozzini


Oppy De Bernardo


Oppy De Bernardo